
Oggi vi mostro l’arte che considero arte. Questa è la scultura di Maurizio Cattelan provvisoriamente esposta di fronte alla Borsa di Milano. C’è chi parla di alto valore simbolico e ci sono proposte per prorogare l’esposizione fino al 2012.
Il tempo per riflettere
Quando siamo nelle condizioni di trovare spazio per allineare i pensieri in fila indiana, mentre spieghiamo la matassa (cioè mentre ne togliamo le pieghe) la logica dei conflitti diventa chiara, e ci accorgiamo che è bastato un attimo di silenzio per disinnescare una lotta per il potere. In altri casi, era una lotta senza potere in palio, eppure si lottava ugualmente, a scopi ricreativi o di allenamento. Mentre cercavamo il tempo per riflettere, sono arrivati gli artisti e ci hanno piazzato un dito medio, al centro della piazza, non più metafore: costoso marmo bianco e messa in opera di azioni commerciali per 2 milioni di euro (a me sembra strano, cmq la fonte è Repubblica). Non abbiamo fatto in tempo a condensare un senso in un’azione coerente con quello che eravamo, che l’artista s’era già messo daccordo coi politici, coi manager e coi galleristi.
La provocazione per arrivare oltre i limiti
Quali i limiti che si cerchi di oltrepassare, dal buon senso alla morale, a preoccupare maggiormente il pubblico (mia nonna) sembra essere la teoria che i limiti lasciati in eredità da esperienze del passato dimenticato possano tornare a farci pentire delle provocazioni fuori norma.
I dati aggregati e le unità di misura

Nell’immagine qui sopra vedete il Billion Dollar Gram, che ha tratto ispirazione da alcune opere di Mondrian, dando un senso economico ad ogni area colorata che prima aveva “solo” un senso simbolico e soggettivo.
Se è arte quando ti fa cambiare idea, allora seguirei la direzione suggerita dalle evoluzioni artistiche nei metodi di visualizzazione dei dati, che hanno la potenzialità di far capire in un istante il peso che fa ripercuotere una scelta, anche superficiale su tutti i contesti adiacenti. Il gesto istintivo dell’artista passa in secondo piano, rispetto al suo punto di vista “maturo” e pesato rispetto alla realtà da spiegare, a tutti i costi.
Cosa vuol dire? Significa che se Milano ci fa soldi (o notorietà), la statua resta.
Il contesto
Purtroppo quando si parla di contesto si deve parlare anche di dimensioni, e cioè di limiti dell’influenza. Che si parli dell’intera Italia e della sua immagine nel mondo, o che si parli della piazza in cui è esposta l’opera, o che i protagonisti siano gli stessi cittadini con i loro rispettivi contesti cognitivi, importa poco sul fronte delle decisioni.
Che il dito mandi a quel paese la borsa, gli investitori, i politici o i cittadini per ora sembra essere un grande dubbio che fa comodo un po’ a tutti. Che le restanti quattro dita siano spezzate, a ricordare chissà quale metafora di mondi perduti, importa ancora meno.
Il senso
Capire il senso di un’opera darte è un’operazione artistica, cioè spesso riservata agli specialisti del settore. In questo caso, le opere escono dal loro contesto di “opere d’arte” e attirano l’attenzione pubblica e con essa i significati che chiunque può attribuire all’opera. C’è chi strumentalizza un senso comune e chi prova a dare un proprio senso, soggettivo. Chi la vede come una minaccia agli equilibri attuali, e chi la immagina nel futuro, con le reazioni eventualmente emulative che potrebbero scaturire dalla provocazione stessa. E se un bambino vede la statua e fa il gesto ai genitori? E se fa il gesto ad un poliziotto? Finora, speculazioni sul “senso” a parte, la mia sensazione è che sia “arte” solo se costa milioni di euro. Se ti costa una mezza giornata in guardiola sei solo scemo.
Grandi esteriorità, messaggi interni semplici e conversazioni

Che l’operazione artistica sia percepita tra la gente lo si vede dalle discussioni generate e dal continuo proporsi di nuove opinioni, che di certo allungano la vita dell’opera stessa. Che le conversazioni oltre ad allungare la vita di un’opera la rendano anche piacevole, è un altro conto. Il messaggio interno sembra essere così istintivo e semplice da poter accettare una valutazione anche da parte di chi di solito non si occupa di arte. E’ un insulto, è una provocazione, è la morte. In poche parole, è l’arte che ritorna a parlare di concetti universali, o meglio “primitivi”.
Si può ritenere il lavoro di un attore come di “valore” quando ha saputo emozionare, così come si può valutare il lavoro di uno scenografo quando ha saputo dare risalto ai tratti migliori di quell’attore. Il fatto che l’arte sia una delle tante industrie, e che come tale coinvolga il lavoro e la vita di tante persone, la rende un fatto esteriore così macroscopico… che il significato rappresentato resta difficilmente contestabile.
Se quando aumenta la conoscenza, allora è informazione, allora quando il messaggio è semplice la stessa esistenza del messaggio in un contesto conosciuto ne aumenta la percezione e la consapevolezza. Questo a volte viene spacciato come un valore.
il problema urgente, il mimetismo e il potere
Come andando dal medico preoccupati per un malessere, il primo obiettivo del dottore insicuro è quello di placare le nostre sensazioni di paura e sgomento (magari dandoci un placebo), così l’artista è costretto ad un continuo mimetismo per nascondere il suo messaggio in un alone di credibilità, spinto dal vento delle mode e dei modus operandi dei vari settori. A volte alcune falangi del potere sfruttano l’urgenza espressiva degli artisti per colpire il pubblico con mosse inaspettate, discutibili, meravigliose.