Le migliori recensioni di giochi da tavolo

I giochi da tavolo mi piacevano molto, da piccolo. Ogni gioco che provavo con gli amici, da Pictionary a Taboo riusciva a riempire le mie giornate. Persino in famiglia, spesso durante le feste si finiva per giocare a Monopoli. Poi però qualcosa è cambiato, ho iniziato con i videogiochi, i videogiochi online e le mie serate in compagnia le passavo tra giochi di ruolo.

Il gioco cresceva di complessità, soprattutto con l’arrivo dei giochi di ruolo ho iniziato a caricare di valore ogni esperienza vissuta in compagnia, ogni missione era un’avventura in cui imparare qualcosa che poi avrei applicato anche nella vita vera: un litigio “in game” era del tutto simile ad un litigio vero, e quindi le strategie applicate nel gioco potevano tornami utili anche sul lavoro, in famiglia.

Poi per tanti anni ho quasi smesso di giocare, mi sono applicato al lavoro, allo sport, alla musica, a trovare me stesso in poche parole. Una volta che ho trovato un pezzo sufficientemente grosso di quello che posso chiamare “me stesso”, ed una volta trovata la Martina anche grazie alla comune passione per i giochi, mi è tornata la voglia di giocare. Un po’ per sfogare quello stress che inspiegabilmente si accumula, sempre e comunque. Un po’ per immaginare e guardare oltre il recinto delle abitudini.

Il gioco è spesso qualcosa che ti isola dal mondo, mentre si è in gioco si crea quell’alone di tranquillità nel quale sperimentare, imparare, e perchè no, anche divertirsi conoscendo gli altri, o se stessi.

Così, ho avuto la fortuna di nascere nel 1981 e mentre da piccolo lo consideravo una sfortuna (c’erano già stati gli epici anni 60, c’era già stato l’illuminismo eppure eravamo troppo indietro per vivere qualcosa di realmente fantascientifico) ho imparato a ricredermi. La mia generazione vive in contemporanea con l’ecosistema dei produttori indipendenti: gli indie developers.

A voi potrà sembrare poco, ma a me, nascere nello stesso secolo del programmatore di FTL e potergli scrivere ed avere risposta, insomma di poter comunicare con un genio simile (anche perchè il confine tra il pubblico e gli sviluppatori indipendenti è spesso decisamente sottile) ecco a me sembra una figata.

Così, l’anno scorso guardando i video di Recensioni Minute, ho comprato qualche gioco da tavolo che mi sembrava interessante, e poi ho pensato che quest’anno sarebbe stato bello incontrare Matteo Boca a Modena Play.

detto, fatto

Sono un fan di Matteo, per la sua incredibile vitalità e passione, oltre che per la sua sincerità e capacità di sintesi che a volte hanno dell’incredibile. Ho avuto la voglia di conoscerlo per capire se davvero fosse come nel video, e devo dire che nella realtà è anche meglio.

Umile, disponibile ed esattamente come sembra: preso dai giochi, eppure con la voglia di scambiare 2 chiacchiere con uno sconosciuto che lo interrompe appena prima di aver provato un gioco nuovo.

Dovete sapere che il problema principale di chiunque stia giocando è la vittoria. Quella sensazione che troppo spesso diventa una specie di droga e che ci fa appassionare solo dei giochi in cui riusciamo a vincere (questo è anche uno dei tanti motivi per cui FTL è geniale: ti insegna a perdere, costantemente e senza illuderti coi vecchi stratagemmi delle “vite” introdotte dai videogiochi da bar negli anni 80 per strapparci un altro gettone dalle tasche).

Matteo ha una passione speciale anche per i giochi nei quali non è in grado di vincere con facilità, ed anzi, considera un punto favorevole in un gioco il fatto di saper equilibrare in una stessa partita anche persone con livelli di preparazione differenti. E’ come dire che un bel gioco è universale, nonostante la curva di apprendimento, quando riesce a coinvolgere tante persone molto diverse tra loro, unendole attorno allo stesso tavolo.

Visto che dopo aver visto quasi tutte le recensioni di Matteo stavo per comprare la metà dei giochi di cui parla, ho capito che dovevo fermarmi, ne avrei comprati giusto un paio, per provarli di persona prima farmi prendere troppo dall’entusiasmo. Così ho comprato “quarto“, e poi già che c’ero il gioco da tavolo di tetris, così per rendere omaggio alla passione per un gioco che sul monitor mi ha dato tante soddisfazioni.

Se siete arrivati fino a questo punto e non avete ancora capito dove stanno le migliori recensioni di giochi da tavolo di sempre, è facile: andate sul canale di Matteo, Recensioni Minute.

Ora, a Modena Play oltre che con la Martina che in pratica stava lavorando per la sua associazione, sono andato anche con 2 storici membri fondatori di Nerdgranny che hanno assistito all’incontro, oserei dire storico tra NerdGranny e Recensioni Minute.

recensioni minute nerdgranny

Poi mi hanno fatto una foto mentre facevo una foto a Matteo (questa che vedi sopra). Ora stiamo cercando chi sia riuscito a fare una foto a Martino mentre mi faceva una foto mentre facevo una foto.

Comunque scherzi a parte una foto non mi bastava, e così dopo qualche ora con la scusa di regalare un gioco* di Comelasfoglia Studios, ne ho aprofittato per scambiare quattro chiacchiere in più con Matteo, e qui viene il bello.

Vista la sua dote innata, volevo capire se fosse sincero, se avesse qualche tipo di sponsorizzazione e soprattutto, quale fosse il suo punto di vista con il singolo tema che negli ultimi anni mi sta interessando maggiormente: il conflitto d’interessi.

Così (dopo il video) gli ho chiesto se sapeva cosa fosse l’affiliazione, e se gli sarebbe interessato fare soldi con le sue recensioni. Mi ha risposto in un modo abbastanza spiazzante: “sai, ovviamente mi farebbe comodo, anche perchè spendo una fortuna per comprarmi tutti i giochi… comunque no, al momento preferirei rimanere libero di dire quello che mi pare, scegliere quando fare e quando non fare recensioni ecc.

Insomma, il diavolo tentatore non ha ancora affilato i denti sul collo di Matteo, che si accontenta di fare ottime recensioni e di crearsi un seguito.

Ora, il mestiere di recensore è un mestiere particolare quando ci sono i soldi di mezzo. Se vuoi fare il critico, puoi aiutare davvero gli sviluppatori ad evolvere, ma se pubblichi la tua critica rischi di fare anche danni alla loro immagine pubblica. Quindi una persona il cui stimolo fosse far evolvere il gioco altrui per vedere fino a che punto si può far diventare bellissimo qualcosa che è già bello… potrebbe dare il suo massimo come consulente privato. Tuttavia, senza prima essere a nostra volta “noti” ci è impossibile trovare aziende che abbiano voglia di farsi aiutare da una nostra consulenza, perchè il nostro valore, mi spiace dirlo, è anche dato da una cosa che col valore non c’entra nulla: la notorietà.

Il mestiere di recensore, quando è pagato, deve fare i conti da vicino col conflito d’interessi: le persone si chiederanno se la nostra opinione è ancora sincera quando ci sono i soldi di mezzo, e quindi ognuno deve trovare una propria strada per spiegare perchè, come, dove e quando c’è stata una transazione economica (il mio personale modo è quello di… dirlo e basta, e lasciare che sia la gente a decidere da sola).

La maggior parte di quelli che oggi su internet fanno recensioni invece, fanno finta di farlo per passione ed in realtà  fanno ricavi tramite affiliazione o sponsorizzazioni imboscate. Ora siccome la gente normale non sa cosa sia l’affiliazione, questi “recensori” ci fanno anche la figura degli esperti, ed indorano qualsiasi prodotto pur di spingere un acquisto (sul quale poi gli sarà riconosciuta una percentuale).

Anche io scrivo per affiliazioni, solo che credo sia necessario dirlo, con un link, con una nota, insomma far si che le persone abbiano la possibilità di capire e scegliere da sole. Stesso motivo per cui pago sempre quando vedo un gioco bello, che mi “fa crescere”.

Provando sedie per tanti anni, ho conosciuto anche molti negozianti, ed ho capito bene perchè la gente non si fida più quando ci sono i soldi in mezzo: perchè fa bene. I negozianti di sedie per esempio, parlano meglio della sedia che gli da maggiore margine economico. indipendentemente da quanto quella sedia potrebbe essere realmente utile alla persona che è venuta in negozio per provarla.

Noi di internet che invece abbiamo poche spese fisse, nessun negozio da tenere aperto e possiamo anche permetterci di dire apertamente il nostro punto di vista, ogni tanto possiamo fare una piccola differenza, per aiutare qualcuno a trovare quello che sta cercando. Insomma, i recensori possono essere anche guide, e se siete stati persi almeno una volta nella vita, sapete quanto sia bello e meraviglioso trovare qualcuno con la voglia di guidarci fuori dal buio.

Comunque, come sempre tutto parte dal basso o meglio tutto torna ad essere possibile solo pensando alle cose materiali, organizzative, e concretamente utili: respirare, mangiare, lavorare… e per chi vuole, avere figli.

Noi che abbiamo una bimba vogliamo dire fortemente grazie alla gestione del Modena Play per aver creato spazi come il babyparking ed il fasciatoio che sono una vera oasi nel caos e che ci ha permesso di goderci la fiera nella massima tranquillità.

Ed ora metterò in ordine di durata i giochi coi quali la Camilla (due anni e mezzo di età) si è divertita per più tempo:

– Whitechapel: 1 secondo (poi s’è addormentata mentre noi giocavamo)
– dobble: 3 minuti
– didò: 4 minuti
– puzzle di angry birds: 5 minuti
– fare un pinguino coi lego: 7 minuti
– pallone gonfiabile gentilmente regalato dall’avis: 6 ore (+ sessione di 50 minuti prima di andare a letto, tornati a casa)

Terenziani lo stilita e l’anima degli sviluppatori indipendenti

*: concludo cercando di parlare di un tema ancora più noioso dei precedenti e che tuttavia mi “prende” ancora di più: i pazzi che ancora ci provano ed ancora ci credono.

simone-terenziani

Simone Terenziani è quel tipo di sviluppatore indipendente che mette il proprio gusto prima del gusto dei propri clienti, prima delle necessità di marketing, e prima ancora della propria capacità di sussistenza: prima di tutto insomma.

Parlando a cena dopo Modena Play (ed anche in molte altre occasioni in realtà) gli ho visto brillare più volte gli occhi mentre diceva “ho fatto questo gioco perché mi piace così“. Inutili i miei tentativi di parlargli del lavoro come di un servizio agli altri (cosa in cui credo fermamente). A lui non interessano gli altri, quasi non gli interessa il pubblico, quasi fatichi a capire cosa ci faccia Simone in un mercato a cercar di vendere le sue creazioni.

E’ in pratica come il cantante che sceglie di commuoversi e stonare, che mette il proprio sentimento prima del sentimento e delle emozioni del proprio pubblico, è un cantante che se non ha voglia di cantare il suo tormentone che tanto piace alla gente, non lo canta. E’ come l’attore che preso dalla passione a metà dell’opera inizia ad improvvisare rapito dal raptus dell’espressione, e vede ogni sera il pubblico che lo fischia chiedendo la continuazione dell’opera originale (perchè in fondo il pubblico ha bisogno di certezze, molto spesso).

In questo senso, il pubblico che vuole certezze è come quel giocatore che prova un solo gioco per tutta la vita perchè solo a quello sa vincere. Il pubblico “coi soldi in mano” ha bisogno dei ritornelli, altrimenti la canzone non gli entra in testa, il pubblico ha bisogno di banalità e poche variazioni sul tema. Il pubblico ha bisogno di una storia comprensibile, bisogno di una morale, bisogno di semplificare ed in ultimo il pubblico ha bisogno di un alfabeto condiviso per poter “fruire” l’opera.

Quest’opera d’intelletto potrebbe anche dare da mangiare ai suoi creatori, ed il pubblico potrebbe anche col suo piacere personale decretare la sussistenza di persone che per scelta hanno deciso di fare un mestiere che forse, in teoria, fa parte del mondo dell’intrattenimento.

Simone Terenziani in poche parole ha trovato il suo modo di superare un personalissimo conflitto d’interessi tra il denaro e le sue creazioni: niente compromessi. “piuttosto che fare un gioco di merda che vende, faccio un bel gioco che non vende” mi dice sempre. Di solito comunque, mercato, senso del “bello” e successo economico sono tre concetti diversi tra loro.

Sarebbe bello fare un documentario sugli sviluppatori indipendenti di giochi da tavolo, ma per ora accontentiamoci di questi.

Play e gli sviluppatori indipendenti

Incontrando migliaia di partecipanti del Play è evidente il gap tra la “comunicazione” nei giochi da tavolo e l’età media dei giocatori. I giochi sono per la maggior parte pensati con grafiche, ambientazioni e metodi di gioco principalmente rivolti agli adolescenti/ragazzi.

Pedine, fumetti, grafiche “accattivanti”… e poi i dadi, che storicamente sono un gioco da adulti. Così come il pubblico di Play è quasi tutto adulto. Cosa significa? Io credo di averlo capito, e prossimamente ve lo scrivo.

Grazie a

Nel frattempo chiudo ringraziando di cuore Simone Terenziani per l’accoglienza nel suo stand e per le lunghe discussioni parlando di giochi, Matteo Boca per tutto quello che fa durante l’anno, e grazie anche all’organizzazione di Play, ottima. Tutta gente che segue l’istinto e crea nuovi mercati… anticipando di tasca propria!

Grazie ovviamente anche alla Martina <3

Categoria: giochini e videogiochi. URL permanente.

2 commenti e opinioni su Le migliori recensioni di giochi da tavolo

  1. Simone Terenziani ha detto:

    Grazie Simone delle belle parole, non si parla del gioco, ma non avendoci tu giocato è più che giusto speriamo ci sia occasione 🙂
    A commento dell’analisi che hai fatto ti cito la mia più grande soddisfazione: la gente che veniva a stringermi la mano, a ringraziarmi, a dimostrare la propria stima per il mio modo “di lavorare”. Andare contro “il mercato” non necessariamente è andare contro “a tutto il mercato”, ma anzi è dare soddisfazione a chi nel mercato non si riconosce. E’ un po’ come l’appena uscito “Pillars of Eternity” per PC, il gioco meno comodo, facile e immediato degli ultimi anni che si rifà a giochi di 10-15 anni fa dove l’azione e la spettacolarità da cinema veniva tralasciata per la profondità e il fascino della trama, destinato “da mercato” a una fine miserabile ma che ha convinto poco più di 70mila persone a investirci su Kickstarter. Uscire dai binari “facili” è dare voce a chi forse resta nascosto, in fondo.

    • simone ha detto:

      Dalla solitudine degli sviluppatori a volte, quando tengono abbastanza duro, nascono anche nuovi mercati. Giochi come Kanban credo riassumano bene il concetto di “adulti che hanno bisogno di giocare per crescere”. Il fatto che si cresca sempre credo sia la scoperta principale della nostra generazione, che non ha paura di prendere in mano una “pedina” o di divertirsi imparando.

      Si può partecipare a corsi da migliaia di euro che insegnano la collaborazione in azienda… o si può fare una partita ad un gioco da 50 euro per capire ed imparare a fondo i moderni ritrovati del lavoro “lean” o meglio ancora “agile“.

      Il difficile resta trovare un’ambientazione coerente alle dinamiche di gioco che dia da subito l’impressione che “li dentro c’è qualcosa che mi interessa” (in questo caso, Kanban ci riesce, avendo preso il nome di una bacheca produttiva, strumento principale per la filosofia di gestione delle priorità lean)… anche guardando la ciclopica produzione dei giochi dedicati ad economia e/o finanza, quasi mai si capisce veramente “cosa posso imparare da questo gioco” senza averlo prima giocato.

      d’altra parte… se “Leader 1: Hell of the north” si fosse chiamato, più didascalicamente, “Learn how to manage your energy” sarebbe stato meno interessante… eppure lo stesso Matteo se non fosse stato in “scimmia totale” col ciclismo (grazie ad un manga!) non l’avrebbe mai provato.

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