Nonne, gioco d’azzardo e giochi di società

Della prima volta che ricordo mia nonna Maria mentre giocava a briscola, ho un ricordo nitido. Avrò avuto cinque/sei anni massimo. Lei mi spiegava pazientemente, con un misto di italiano e dialetto il valore delle carte, il calcolo dei punti, l’importanza delle mosse strategiche. Sembrava un gioco interessante, io comunque guardavo i disegni sulle carte che mi sembravano bellissimi. Molto meglio delle carte da “scala” che sembravano così fredde e cliniche. Le carte da briscola avevano disegni oggi indimenticabili, proprio come il ricordo di quella prima partita.

Con una strizzata d’occhio, prima di dare le carte, mia nonna mi passa poche lire, nel senso delle monete, ve le ricordate? Con queste lire, mi passa anche l’idea che stavamo compiendo qualcosa di proibito. Non si poteva giocare a soldi, ricordate in che stato protezionista vivevamo? Erano anni, quegli anni 80, ben lontani dalla piaga delle slot machines e i disperati che perdevano tutto al gioco erano come malattie rarissime, se ne parlava proprio come delle guerre nei paesi lontani, cose brutte, che non sarebbero mai arrivate sotto casa.

E insomma, se spieghi il proibito ad un bambino, hai già colto la sua massima attenzione. I bimbi vivono purtroppo in un mondo fatto di regole stupide, imposte da adulti che non le sanno spiegare. La sola idea di uscire dai quei bordi tratteggiati, galvanizza e risveglia l’attenzione, persino quella del ragazzo più ostile all’apprendimento.

E così, con una mossa inaspettata mia nonna mi ha insegnato due cose, nello stesso momento: si può trasgredire ad una regola, è molto pericoloso trasgredire perchè quella regola è fatta per preservare la nostra salute.

Quando le ho chiesto intimorito e incuriosito: “ma nonna, stiamo facendo una cosa vietata?” lei mi ha risposto citando inconsapevolmente Cesare Beccaria: “si, ma non succede niente, non lo scoprirà nessuno”.

Eccola lì, la saggezza popolare che rivela le parti più oscure delle motivazioni a delinquere. “non verrò mai preso, posso fare ciò che voglio”. Sarà perchè ho questo concetto nella testa da quando sono piccolo che ogni volta che sento un politico parlare di pene maggiori per questo o quel reato, mi scappa da ridere. E’ così difficile capire che il vero deterrente è la certezza della pena, e non la gravità? A quanto pare, si fa finta che Beccaria non sia mai esistito. o forse semplicemente lo si ignora.

Comunque, quella prima partita a briscola si è conclusa con una versione inedita di mia nonna. Dopo il velo della pazienza, il velo del rischio, il velo del proibito, è venuto fuori un lato che per me fu totalmente inaspettato.

Nello svolgersi della partita l’ho vista cambiare espressione, infervorarsi, gonfiandosi di quell’entusiasmo un po maniacale che fa urlare i vecchietti al bar. Un tifo da stadio in miniatura, urla compresse eppure espressioni del suo volto così vive nella mia memoria. “NOOO COS’HAI FATTO!?!? ERA BRISCOLA!!!”, “aspetta aspetta, facciamo finta di niente, facciamo finta che non l’hai giocata, vedi, dovevi giocare quest’altra, andare liscio. La briscola la tieni per quando serve.”

Ora, mia nonna Maria è anche la stessa che mi parla di morte, da sempre. Il lutto per suo marito scomparso in giovane età lasciandola con la responsabilità di 3 figli, è un racconto costante, immancabile, di ogni domenica a pranzo da lei. E non è un pensiero negativo, è ormai un pensiero di speranza, un ricordo che non smette di commuovere e di insegnare.

La morte, negli anni 80, si insegnava ancora ai bambini. Li si portava ai funerali senza problemi. Negli anni 50 la morte in campagna era parte integrante della vita, tanto era fresco il ricordo dei morti in guerra, tanto era normale ammazzare il maiale, la mucca, il vitello, la gallina, i conigli.

Oggi (ti scrivo dal 2016) il mondo italiano è drogato di pensieri positivi, i bimbi vivono lontani dalla campagna e solo per chi “ricorda” c’è il rifiuto della morte altrui, nei vegani per esempio. Ma quell’idea di normalità che faceva crescere le persone e che le rendeva responsabili anche della vita oltre che della morte, sta solo negli anziani.

In quegli stessi anziani che ci sapevano raccontare il brivido del proibito senza paura che gettassimo via la vita nel gioco d’azzardo, proprio perchè si ritenevano più forti, alcolizzati ma “con un bicchiere di vino a pasto, che fa bene”.

Ora perchè tutte queste parole? Perchè a mia figlia hanno regalato un gioco tipo “roulette russa” e lei, ha solo 3 anni. E quando l’ho vista accendersi al cospetto del rischio, del gioco randomico e imprevedibile, e insomma il suo battesimo del fuoco rispetto al demone del gioco d’azzardo, in un fulmine mi sono tornati tutti questi ricordi di me stesso con mia nonna da piccolo, mentre sembrava che mi stesse insegnando un gioco qualsiasi.

E invece erano anticorpi. Che per tutta la vita mi hanno sempre detto, silenziosi. Gioca si, gioca allo sfinimento. Gioca senza paura e perditi nel gioco. Passa nottate insonni a fare ciò che vuoi, ma non metterci mai dentro un solo euro.

E questo pensiero, mi ha salvato non so quante volte. Quel pensiero, e la presenza costante dei giochi di società, che sanno sfamare quella voglia di rischio condividento lo stress della sconfitta guardando in faccia persone che hanno vinto e che ci fanno da specchio.

roulette-russa-bimbi

Per questo e altri motivi penso che una specie di “roulette” come quella recensita dalla Martina, potrà essermi utile. In attesa che mia nonna insegni a giocare a briscola a mia figlia ovviamente.

Ps. Grazie alla recensione di torte in faccia della Martina, che ha fatto anche questo bellissimo video di spiegazioni del gioco da parte della Camilla.

Categoria: giochini e videogiochi. URL permanente.

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