Death Note, la recensione definitiva

la cosa bella della serie di Death Note è che ha un finale.

nessuno resuscita, nessuno torna da qualche dimensione alternativa,
nessun “no va be, ma alla fine era tutto un sogno”, non arriva il cugino che indossa il costume e torna a combattere i cattivi.
c’è una fine e basta.

il tema fondamentale della storia è la noia:
diversi individui si annoiano e quindi si complicano la vita.

soprattutto gli dei della morte, che non sapendo cosa fare fanno cadere il loro libretto ammazza persone sulla terra e lo fanno usare agli umani.

tutta ruota intorno all’ammazzatore di persone, tramite libretto, mentre il misterioso detective “L” cerca di fermarlo.

quindi se capita anche a voi di vedere in giro giovani che indossano magliette con una grossa L sopra, sappiate che non sono fan di una qualche squadra di baseball, come pensavo io, ma sono fan di Death Note.

la storia è originale e il fumetto si legge bene
(a parte gli ultimi volumi che sono un po’ forzati e fatti giusto per tirare un po’ avanti) belli anche i disegni.

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Death Note Box Set (Vol.S 1-13): Volumes 1 – 13
in INGLESE a 63,67€

pare che abbiano smesso di stampare la GOLD Edition,
ma sta uscendo ora la Black Edition
Death Note. Black edition: 1
Death Note. Black edition: 2
Death Note. Black edition: 3

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11 commenti e opinioni su Death Note, la recensione definitiva

  1. simone ha detto:

    si mi ricordo quando ho visto il manga qualche anno fa mi era piaciuto un casino. Poi credo l’abbiano anche trasmesso su Mtv. Come avevo scritto all’epoca il bello di death note è che è molto cervellotico, cioè tantissime ipotesi e una specie di gioco a scacchi semplificato come trama, il giusto equilibrio che non mi faceva sentire stupido e che riuscivo a capire quel tanto a sufficienza per provare stupore dopo i vari colpi di scena.

  2. Benedetto Motisi ha detto:

    Ha ragione Simone! Uno dei manga migliori degli ultimi dieci anni, assolutamente non mainstream, cervellotico, oscuro e pieno di colpi di scena.

    L’anime trasmesso su MTV poi è grandioso: animazioni da paura (che nemmeno uno shonen..) e il consueto spettacoloso doppiaggio italiano.

  3. Andrea ha detto:

    Personalmente ho trovato questo manga assolutamente illogico nella sua estrema logicità: le inferenze proposte dai personaggi funionano solo se, come appunto è, c’è un narratore [lo scrittore] che vuole che i pg pensino ed arrivino a quelle specifiche conclusioni.
    Un fumetto ad incastro troppo perfetto.

  4. Giampi ha detto:

    Anche io penso sia vagamente assurdo e cervellotico. Non per le premesse fantastiche, beninteso, ma perché sostiene che il protagonista sia una sorta di genio. In pratica lui fa di tutto per non farsi scoprire ottenendo esattamente l’effetto contrario… e non se ne accorge!

    A parte questa forzatura, necessaria per mandare avanti la storia, la serie è originale e appassionante. Un po’ come la seconda stagione di Dexter.

    • simone ha detto:

      ciao Giampi, si in effetti il protagonista ha questo carattere pieno di bisogno di approvazione (tipico dei cattivi che hanno un certo stile tra le righe tra l’altro). Come se non fosse “cesciuto” bastando a se stesso, e non si trovasse a suo agio nell’anonimato che gli sarebbe necessario per continuare la sua missione. Non so se l’abbiano voluta questa caratterizzazione o se stia solo negli occhi dei lettori, tuttavia mi fa piacere vedere che anche tu hai notato qualcosa di simile :) ciao!

    • alessandro ha detto:

      forse era genio solo al 40%. comunque io ritengo che il vero protagonista sia ryuki, il dio della morte, che fin dall’inzio sapeva come sarebbe finita la storia

  5. Benedetto Motisi ha detto:

    Ryuk è un grandissimo, personaggio assolutamente sopra le righe.

    IMHO, se Light Yagami continuava a usare il quaderno della morte “nell’anonimato” la serie non andava avanti :DDD

    • simone ha detto:

      a riguardo… la cosa che mi era piaciuta all’inizio era appunto tutto il percorso di “deduzione” che utilizzava il tipo di persone scelte come indizi per risalire al modo di pensare (unico?) e quindi identificativo della persona da trovare.

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